L’economia italiana migliora, ma i soldi per il Servizio sanitario nazionale restano pochi. E il ‘definanziamento’ sta raggiungendo livelli allarmanti: nel 2020 i fondi destinati alla sanità vengono ulteriormente ridotti al 6,3% del Pil, ben al di sotto della soglia di allarme fissata dall’Organizzazione mondiale della sanità. E’ la denuncia della Fondazione Gimbe che ha analizzato la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) 2017, approvata sabato 23 settembre dal Consiglio dei ministri . “Il rischio concreto – avverte la Fondazione – è di ridurre, oltre la qualità dell’assistenza e l’accesso alle cure, anche l’aspettativa di vita delle persone”.  Il dato più inquietante, esamina Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, “è che secondo la nota di aggiornamento del Def il rapporto tra spesa sanitaria e Pil dal 6,6% del 2017 si ridurrà al 6,4% nel 2019 per precipitare al 6,3% nel 2020, percentuali mai raggiunte in passato. Come dobbiamo prepararci a scendere ben oltre la temuta soglia di allarme del 6,5% fissata dall’Oms, al di sotto della quale, oltre la qualità dell’assistenza e l’accesso alle cure, si riduce anche l’aspettativa di vita delle persone?”. Più in generale, sottolinea la Fondazione, con l’ok alla nota di nota di aggiornamento del Def si certifica “per l’anno in corso una crescita del Pil del 1,5%” e si conferma “la stessa previsione per il 2018 e il 2019. Un dato previsionale di estrema rilevanza per il Paese, visto che nel Def approvato ad aprile la crescita stimata del Pil era dell’1,1% nel 2017 e dell’1% nel 2018 e nel 2019. In termini finanziari, per la sanità pubblica l’aggiornamento del Def 2017 non prevede alcuna variazione, stimando 114,138 miliardi di euro di spesa pubblica per il 2017, 115,068 mld nel 2018, 116,105 mld nel 2019 e 118,570 mld nel 2020. Cifre assolute che corrispondono a una crescita percentuale di 1,4% nel 2017, 0,8% nel 2018, 0,9% nel 2019 e 2,1% nel 2020”. “Sulle cifre assolute, soprattutto a medio termine – puntualizza Cartabellotta – è meglio non farsi illusioni, perché negli ultimi anni la sanità ha sempre ricevuto molto meno di quanto previsto dal Def. Un gap enorme tra i livelli di finanziamento programmati e quelli effettivamente erogati, recentemente messo nero su bianco anche dalla Corte dei Conti”. Infatti – ricorda il Gimbe – secondo la ‘Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni, esercizio 2015’, nel periodo 2015-2018 l’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione cumulativa del finanziamento del Ssn di 10,51 miliardi di euro, rispetto ai livelli programmati. Cifra che non include l’ulteriore decurtazione del finanziamento di 423 milioni di euro per il 2017 e di 604 milioni per il 2018, prevista dal decreto ‘Rideterminazione del livello del fabbisogno sanitario nazionale’. Nel Piano nazionale di riforme per la sanità – prosegue la Fondazione – la nota di aggiornamento del Def 2017 cita per l’ennesima volta l’attuazione del Patto per la Salute e del Patto per la Sanità digitale da realizzarsi entro il 2017. “Anacronistico – sostiene Cartabellotta – il riferimento al Patto per la Salute 2014-2016 e al Patto per la Sanità digitale, ormai al palo da tempo, e del tutto utopistica la previsione che tutte le misure mai realizzate in 3 anni possano essere attuate in soli 3 mesi a fine legislatura e in pieno clima pre-elettorale. La nota di aggiornamento del Def – conclude – conferma in maniera inequivocabile che alla documentata ripresa dell’economia non conseguirà un incremento proporzionale del finanziamento pubblico del Ssn. In altri termini, se inizialmente il progressivo definanziamento della sanità pubblica era una inevitabile conseguenza della crisi economica, oggi rappresenta una costante irreversibile”. Questo trend, rincara la Fondazione Gimbe, “conferma l’inaccettabile paradosso generato da una programmazione sanitaria sganciata da quella finanziaria: sulla carta i cittadini italiani dispongono di un ‘paniere’ di livelli essenziali di assistenza tra i più ricchi d’Europa, ma al tempo stesso la nostra sanità è agli ultimi posti per finanziamento pubblico. Ecco perché, come più volte ribadito, i nuovi Lea da grande traguardo politico rischiano di trasformarsi in illusione collettiva con gravi effetti collaterali per la popolazione: allungamento delle liste d’attesa, aumento della spesa out-of-pocket, sino alla rinuncia alle cure”.  
Source: Adkronos