Riceviamo e pubblichiamo una bellissima lettera di Franco La Barbera a sua nipote Tanina Bisconti scomparsa prematuramente….

A mia nipote Tanina

Cara Tanina, a distanza di qualche giorno dalla tua scomparsa, provo a scrivere quanto tutti noi   abbiamo vissuto e stiamo vivendo.

E lo faccio con le lacrime agli occhi e il nodo alla gola che mi hanno accompagnato in questi giorni. Ti dico subito che non so perchè lo faccio. Forse perchè vorrei che tu, nipotina dai capelli neri e dagli occhi verde-azzurro, potessi ancora giovarti del nostro affetto e noi del tuo. O forse perchè voglio illudermi che tu possa ricevere questa lettera pur nella consapevolezza che ciò non è possibile. Magari per stare più vicino  a tua madre, ai tuoi figli, a tuo marito, ai tuoi fratelli e alle tue sorelle che più di ogni altro sono addolorati e disperati.

Tua madre, che ha dovuto, come la nonna Antonia, provare nella sua vita ogni forma di dolore, mai avrebbe voluto provare quello della tua improvvisa scomparsa. ” E’ giustu ca na’ matri avi a chianciri a figghia ?   Signuuuri a mia tàvii a pigghiari !! Comueffari ora senza mè figghia ? ” Queste, cara Tanina, sono le frasi di dolore  che più frequentemente tua madre ha urlato ininterrottamente e che hanno costretto tutti a un dolore ancora più grande, tale da costringere molte persone a rimanere fuori per il timore di non sopportare il dolore trasmesso da quelle parole.

Tanì, e’ toccato a me assisterti negli ultimi istanti. Hai voluto, forse, che fossi io, avendoti seguito per tutta la tua malattia, ad avere l’onore delle armi provando, purtroppo inutilmente, a rianimarti quando già era troppo tardi. Ed è toccato a me dare la notizia a tua madre e a tutta la famiglia aprendo in  loro, pur non desiderandolo,  una ferita grande quanto una voragine e una profonda disperazione.

Le urla strazianti di tua madre all’arrivo nella stanza dove tu eri adagiata a terra hanno messo i brividi addosso ai tuoi colleghi di lavoro, al tuo Direttore e a tutti i dipendenti della Provincia che lasciando ogni attività hanno provato a condividerne il dolore che via via cresceva con l’arrivo di Stefano, Alex, Valerio, Salvo  e  di tutti gli altri. Il pianto delle tue colleghe di stanza che ti hanno praticato i primi soccorsi, la tristezza nel viso del Direttore, l’abnegazione e la disponibilità anche successiva non soltanto loro ma anche del Segretario Generale, del Capo di Gabinetto della Provincia  e del Sindaco con il suo messaggio di cordoglio, ci hanno svelato l’affetto e la stima di cui tu godevi per la serietà, la capacità e la dedizione al lavoro.

Una Tanina che non conoscevamo, della quale non ci avevi mai parlato in ossequio alla tua timida riservatezza e alla tua umiltà. Qualità che accrescono in noi tutti l’affetto e purtroppo il dolore e la rabbia per la tua scomparsa. Gli stessi sentimenti che insieme allo smarrimento e all’incredulità,  centinaia di persone, i familiari, i vicini, le amiche e gli amici che ti hanno accolto a casa al tuo arrivo, hanno condiviso con noi guardando quella serenità e quel sorriso con i quali ti sei addormentata per sempre. Quello stesso sorriso, quasi ironico, che sembrava quasi  farsi beffa di noi tutti e che ci ha indotto a sperare che in un qualsiasi momento tu potessi tornare tra di noi.

Sapevo che poteva succedere, ma ho sempre sperato che non succedesse. E ho dovuto apprendere che anche tu sapevi che potesse succedere e infatti hai preteso che Cristina, Chiara, Margherita ed Emanuela si occupassero di Vincenzo, il più piccolo dei tuoi figli, che nessuno vestisse di nero e che la banda intonasse marce allegre. La stessa banda che dopo avere intonato per pochi secondi la marcia funebre, ha dovuto subito suonare la tua marcia preferita scatenando nella folla immensa l’applauso, il pianto e l’urlo collettivo del tuo nome come a volerti comunicare l’affetto e la stima nei tuoi confronti. Una intera collettività commossa e partecipe del dolore della madre. Il dolore delle donne che in quanto madri hanno voluto condividere con tua madre. Ho visto gruppi di dieci, venti donne che arrivavano insieme a darti l’ultimo saluto. E tua madre, i tuoi figli, tuo marito, i tuoi fratelli, le tue sorelle, i tuoi cognati che ti hanno abbracciato disperatamente nella bara per non staccarsi da te. Tuo suocero, u’ zu’ Binirittu, che nella sedia a rotelle non riuscivamo  a consolare e che piangendo disperatamente urlava : ” vogghiu stari cu’ me nora Tanina; cu idda ‘nnamu sempri rispittatu comu u patri ca figghia; lassitami cca’ ” . E i pianti di dolore di Irene e Antonella non puoi non averle sentite cara Tanina. Così come non puoi non aver sentito e magari portare con te  le urla di invocazione a non andartene di Benedetto e Vincenzo, i tuoi adorati figli che hanno ereditato da te, l’uno il colore dei tuoi occhi e insieme l’amore che hai sempre loro donato,  l’allegria, la simpatia, l’ironia e l’umiltà che ti hanno sempre contraddistinto.  Totò, tuo marito, che è rimasto sempre ad accarezzarti, appena finito il funerale, ha disperatamente cercato e voluto qualcosa di te da potere abbracciare e tenere con se per continuare a respirarti e a tenerti vicino.

Non credo che sia necessario raccontarti del dolore mio personale, dello zio Andrea, della zia Cristina, dello zio Pino, di Marinella, Giusy, Eduardo e tutti gli altri. Ma di quello dei tuoi nipoti tutti si. Non fosse altro per la testimonianza dell’amore che hai saputo donare anche a loro e per la complicità di zia che con loro hai avuto.

In chiesa è riuscita ad entrare soltanto una piccola parte delle persone che ti hanno voluto tributare il loro ultimo saluto e Valerio con la sua lettera a te indirizzata ha commosso tutti, compreso il prete che ti ha riservato una commovente omelia e che ha provato a consolare tutti e tua madre in particolare. Egli si è chiesto e ha chiesto a tutti noi cosa si potesse fare per consolare tua madre e i tuoi cari trovando come unica soluzione il silenzio. Ed ho subito pensato che forse da solo non può bastare, come non può bastare nessun’altra cosa per lenire il dolore straziante di mia sorella Salvina, tua madre. Non a caso infatti tua madre continua a ripetere : ” tutti i mè figghi sunnu figghi, ma chista pi mia era natra cosa ! E’ giustu ca succerunu sti cosi ? ”  e ciò a testimonianza di  una vita vissuta sempre insieme nella stessa casa a condividere gioie e dolori.

Durante il corteo, le diverse centinaia di persone che ti hanno accompagnato fino alla tua ultima dimora, hanno camminato in silenzio gli uni accanto agli altri senza lasciare spazi tra una fila e l’altra e con le lacrime che dovevano continuamente essere asciugate. Esattamente come quando se ne vanno i grandi. Ma tu, non eri famosa, eri soltanto una madre che lavorava e si prendeva cura dei suoi figli e di suo marito. Quindi evidentemente tra la gente è scattata qualcosa che già altre volte è scattata in occasione della morte prematura di altre giovani donne alle quali non si può non riconoscere che sono loro a metterci al mondo e che ci allevano premurosamente e affettuosamente seguendoci in ogni nostro movimento e che si caricano di ogni responsabilità per portare avanti la famiglia.

Ora, carissima nipotina, siamo tutti a casa a leccarci le ferite, a elaborare il lutto come comunemente si dice. Tua madre, che ha l’aspetto di chi è ferito a morte,  è senza un filo di voce e continua a invocare il tuo nome. Tutti cerchiamo di starle vicino così come cerchiamo di stare vicino a Vincenzo, Benedetto e Salvatore.  Speriamo, ognuno in cuor proprio, che si possa un pochino lenire il dolore, ma tutti siamo consapevoli che da ora in avanti non sarà più come prima. Che ci mancherai per sempre. Così come è successo con tuo padre, con nonno Giovanni e nonna ‘Ntonia che era la vera leader della famiglia. Con te è andato via un pezzo importante della nostra famiglia, un pezzo insostituibile. e noi siamo costretti a chiederci  il senso di questa vita e a fare ogni altro tipo di amare riflessioni.

Ma adesso carissima mia Tanina, se questo può servire e tenerti compagnia, a noi non resta che ricordare i tuoi occhi sul cui colore ancora non siamo tutti d’accordo,  e il tuo ultimo sorriso.

Ciao gioia nostra.

Zziu Frà con tantissimo dolore.